Preghiera per Cernobyl'
Preghiera per Cernobyl : cronaca del futuro / Svetlana Aleksievic ; traduzione dal russo di Sergio Rapetti. - Milano : e/o, c2002. - 286 p. ; 21 cm. - (Tascabili E/O ; 162). - Tit. orig.: Cernobyl'skaja molitva. - ISBN 8876415866
E così Svetlana Aleksievic ha dato voce, con decine e decine di interviste, a quel "popolo di Cernobyl'" composto di persone dalle professioni, destini, generazioni e temperamenti diversi, donne, uomini, bambini e soldati, contadini e intellettuali, credenti e atei. Dice l'Autrice: "Cernobyl' è il principale contenuto del loro mondo. Esso ha avvelenato ogni cosa dentro di loro, e anche attorno, e non solo la terra e l'acqua. Tutto il loro tempo". E poi: "L'uomo d'oggi si trova sulla linea di rottura di due epoche… Si sono combinate due catastrofi: l'una sociale, è colato a picco sotto i nostri occhi l'enorme impero socialista e l'altra cosmica, Cernobyl'. Due esplosioni globali". E infine: "Più di una volta (viaggiando, conversando, prendendo appunti) ho avuto l'impressione che in realtà stessi annotando il futuro". Ma non è un futuro desolato, senza speranza. Le potenti "cronache" di Svetlana Aleksievic cercano e riescono a restituirci con veridicità e maestria il mondo interiore di donne e uomini i quali, sconvolti" e forse distrutti dagli epocali eventi, hanno tuttavia raccolto la sfida di cui pure parla l'Autrice: "dire parole nuove… un testo ancora a tutti sconosciuto". Sono parole ed è un testo che superano la mera contemplazione di eventi atroci, e che spesso, vincendo l' "ipnotismo della sofferenza", trovano lo slancio per comporsi in straordinarie pagine di amore e incontro con l'altro. Si vedano a questo proposito i due racconti, posti all'inizio e alla fine del libro con l'identico titolo "Una voce solitaria", due storie femminili di intensità quasi insostenibile; e questa piccola chiusa, con le parole di una contadina tornata a vivere senza autorizzazione in quella sua casa contaminata che è per lei l'unico mondo possibile: "Tu, Svetocka, non prendere nota di quello che ti racconto, e non comunicarlo alla gente. Sono cose che è impossibile comunicare. Io te le racconto soltanto perché io e te si possa piangere un poco insieme. E perché, andando via, tu ti volti a guardare la mia casetta non una volta, ma due…".
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