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Ragionevoli dubbi

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Ragionevoli dubbi / Gianrico Carofiglio - Palermo : Sellerio, 2006 - 299 p. ; 17 cm. - (La memoria ; 690). - ISBN 88-389-2146-6.

Dopo tre anni d’assenza, torna l’avvocato Guerrieri, già protagonista di due legal thriller di Gianrico Carofiglio, Testimone inconsapevole e Ad occhi chiusi. Lo scrittore barese, che nella vita di ogni giorno ricopre la carica di magistrato, dopo la parentesi del fortunatissimo romanzo Il passato è una terra straniera, vincitore di numerosi riconoscimenti letterari (tra cui il Premio Bancarella 2005), riprende il racconto delle vicende investigative del personaggio che ha segnato la sua conversione alla scrittura: Guido Guerrieri, un uomo comune, un eroe “umano” pieno di dubbi e incertezze, un detective insolito che indaga tra i segreti dei quartieri e dei vicoli di Bari, indugiando volentieri alla malinconia e a una salutare e sottile autoironia. Il libro si apre con un Guerrieri che sta vivendo giorni difficili: Margherita, la sua compagna, ha in progetto di partire per gli Stati Uniti per un lavoro importante. Una bella soddisfazione per lei, ma il pensiero della sua lontananza angoscia Guerrieri. Giunge un nuovo caso a distoglierlo provvidenzialmente dalle sue preoccupazioni. Un detenuto, Fabio Paolicelli, condannato pesantemente in primo grado per traffico di droga, ha ricusato il suo avvocato e ora vuol nominare lui come difensore. Al primo colloquio in carcere Guerrieri riconosce immediatamente l’uomo. È uno dei picchiatori fascisti, soprannominato Fabio Raybàn, che tanti anni prima, quando era un ragazzo che frequentava “sporadicamente e senza troppa convinzione i gruppi della sinistra extraparlamentare”, lo aggredì. L’uomo però non mostra di riconoscerlo, anzi, sta affidando a lui la sua sorte. Arrestato con l’automobile imbottita di droga, «convinto» da sconosciuti a nominare come difensore un avvocato che gli aveva procurato il massimo della pena, Paolicelli si protesta innocente e ora vuole affidarsi a Guerrieri che gode fama di professionista affidabile. Che fare? L’avvocato è combattuto tra l’antico odio che nutre per il suo potenziale assistito e l’attrazione che prova al primo sguardo per l’affascinante moglie giapponese dell’uomo, Natsu Kawabata: nonostante tutto decide di accettare. Da quel momento comincia un’indagine serrata che lo condurrà a esplorare ogni piega nascosta della vita di Paolicelli e del suo precedente legale Macrì, sul cui operato gravavo pesanti ombre. A complicare tutto però giunge la «storia» che nasce ben presto con la bellissima moglie di Paolicelli e l’affetto paterno che prova per la figlia, una bambina cui la detenzione del padre ha regalato un sonno pieno di incubi. Guerrieri è innamorato e felice, forse ha sempre desiderato una famiglia così, ma nello stesso tempo avverte tutto il disagio di una situazione ambigua, non solo dal punto di vista della deontologia professionale…


Il vero giallo dell’ultimo romanzo di Gianrico Carofiglio, al primo posto da settimane nelle classifiche dei libri più venduti, sta nel segreto del suo successo. Se riassumessimo il plot, scoprireste che si tratta di un legal thriller dall’intreccio semplice e dimesso, senza neanche l’ombra di un morto e clamorosamente privo di colpi di scena. L’avvocato Guerrieri si trova a dover difendere un detenuto, accusato di spaccio di droga. Ma l’imputato giura di essere stato incastrato, che quella partita di cocaina nella sua macchina ce l’ha messa qualcuno a sua insaputa. Se l’avvocato accetta l’incarico è perché non è insensibile al fascino della moglie orientale del presunto spacciatore, con la quale avrà una breve storia d’amore, delicata e malinconica. Ma il tutto è complicato dal fatto che il Perry Mason barese ha riconosciuto nel cliente un famigerato picchiatore fascista della sua gioventù, un’anima nera che aveva partecipato a un pestaggio ai danni del ragazzino Guerrieri, ai tempi del movimento studentesco. L’abilità di Carofiglio sta proprio nel tessere, in una prosa nitida e scorrevole, una trama di ricordi frammentari e pulsioni represse, che scorre sottotraccia alla narrazione dei fatti. L’esile vicenda poliziesca diventa così il pretesto per comporre il ritratto di un quarantenne in crisi. Ma è una crisi serena, aliena da nevrosi e cupezze. Carofiglio si rivela un giallista anomalo, per il quale la vera confessione non è quella del colpevole alla polizia, ma quella che ognuno di noi fa a se stesso sullo stato della propria condizione esistenziale. «Confessare, anche a se stessi, i propri desideri – quelli veri – è pericoloso. Se sono realizzabili, e spesso lo sono, dichiararli ti mette di fronte alla paura di provarci. E dunque alla tua vigliaccheria. Allora preferisci non pensarci, o pensare che hai desideri impossibili, e che è da adulti non pensare alle cose impossibili». Ecco il nocciolo della fortunata letteratura di Carofiglio: il racconto, sobrio e disincantato, della fragilità di un brav’uomo di mezza età, diviso tra una «mediocre infelicità» che gli garantisce però la pace della coscienza, e l’azzardo di attuare «desideri inconfessabili» a portata di mano, ma che lasciano il retrogusto della propria stronzaggine. Dotato di ironia e fornito di buon gusto musicale e di ottime letture (ma consapevole che non affronterà mai Musil e Joyce), incline a sentirsi parte di «qualcosa di importante, di sano e ordinato», l’avvocato Guerrieri assomiglia molto all’odierno lettore medio di romanzi. Un antieroe borghese di schietta moralità, ma soggetto alle tentazioni, che si mostra debole quando riflette, ma forte quando agisce nell’unico modo che la propria etica gli detta.

La classe superiore, 850 (Letteratura italiana, romena, delle lingue ladine), non contiene ancora post. Vai al catalogo classificato

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