La luce di Ragusa
La luce di Ragusa / Cristiano Caracci - Treviso : Santi Quaranta, 2005 - 163 p. ; 22 cm. - (Il rosone ; 60). - ISBN - 88-86496-65-6.
I mercanti ragusei, le loro relazioni commerciali nei Balcani e nel Mediterraneo, la maestosa figura di Bernardo Gundulig, la peste, il terremoto sono alcuni “fili” preziosi della tela intessuta da Cristiano Caracci all’interno de La luce di Ragusa. Ma ci sono altri “punti fermi”, altre cadenze, atmosfere, figure; altri personaggi a segnare l’opera. Il romanzo ha una circolarità di evocazione incessante: una sorta di staffetta continua passa la mano ai diversi raccontatori dando vita a uno splendido “diario”, che è insieme storia di una famiglia attraverso più generazioni e storia originale di Ragusa-Dubrovnik, la famosa “piccola” repubblica marinara adriatica.
Come in una staffetta, generazioni di padri e figli si passano il testimone della storia percorrendo una pista lunga circa due secoli. Si tratta di una saga familiare e di un romanzo storico con protagonista la repubblica marinara di Ragusa, l'attuale Dubrovnik, ma anche di un diario. Infatti, in ogni capitolo un io narrante diverso intreccia un pezzo della trama di vicende umane drammatiche e prosaiche al contempo. Si parte dalla storia d'amore e liberazione di due schiavi - a dettare il passo sono sempre fecondi legami d'amore tra un uomo e una donna - fino ad arrivare alla peste e al terremoto del 1667. Tutto attraverso il filo conduttore di lunghi viaggi mercantili tra Oriente e Occidente. Per mare. Ma anche dal mare alla terra e poi ancora verso il mare, perché il suo richiamo è troppo forte, ma ancora più forte è quello di Ragusa, la città che ha ispirato la prima prova narrativa di Cristiano Caracci. L'autore, originario di Udine, di professione fa l'avvocato, ma coltiva una grande passione per la storia del diritto mediterraneo e in particolare per la città adriatica, tanto da dedicarle nel 2004 un saggio storico-giuridico intitolato Né Turchi né Ebrei ma Nobili Ragusei. La luce di Ragusa è stato pubblicato invece nel 2005, ma in forza dell'apprezzamento riscontrato è stata ristampata quest'anno.
Un testo per palati fini e pazienti, disposti a gustare la storia di mercanti d'altri tempi e ad assaporarne la suggestiva atmosfera ai barbagli del fuoco di un camino, magari durante un tramonto invernale. Lo stile, perché di stile studiato e personalissimo si tratta, denuncia molta cura e preparazione, e una doppia formazione giuridico-letteraria. Colto, raffinato e garbato, senza essere affettato e retorico, Caracci si avvale di un lessico forbito e di una sintassi asciutta ed essenziale, con qualche virtuosismo che le conferisce un ritmo antico, ingentilendola. È così che ci trasporta in un mondo epico, lontano eppure assai reale. Palpabile nell'umidità che sale dalle acque del mare. Ma anche un mondo innegabilmente spirituale, in cui gli uomini si muovono e lavorano per garantirsi la sopravvivenza e la salvezza. Del corpo e dell'anima.
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