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Dopo tre anni d’assenza, torna l’avvocato Guerrieri, già protagonista di due legal thriller di Gianrico Carofiglio, Testimone inconsapevole e Ad occhi chiusi. Lo scrittore barese, che nella vita di ogni giorno ricopre la carica di magistrato, dopo la parentesi del fortunatissimo romanzo Il passato è una terra straniera, vincitore di numerosi riconoscimenti letterari (tra cui il Premio Bancarella 2005), riprende il racconto delle vicende investigative del personaggio che ha segnato la sua conversione alla scrittura: Guido Guerrieri, un uomo comune, un eroe “umano” pieno di dubbi e incertezze, un detective insolito che indaga tra i segreti dei quartieri e dei vicoli di Bari, indugiando volentieri alla malinconia e a una salutare e sottile autoironia. Il libro si apre con un Guerrieri che sta vivendo giorni difficili: Margherita, la sua compagna, ha in progetto di partire per gli Stati Uniti per un lavoro importante. Una bella soddisfazione per lei, ma il pensiero della sua lontananza angoscia Guerrieri. Giunge un nuovo caso a distoglierlo provvidenzialmente dalle sue preoccupazioni. Un detenuto, Fabio Paolicelli, condannato pesantemente in primo grado per traffico di droga, ha ricusato il suo avvocato e ora vuol nominare lui come difensore. Al primo colloquio in carcere Guerrieri riconosce immediatamente l’uomo. È uno dei picchiatori fascisti, soprannominato Fabio Raybàn, che tanti anni prima, quando era un ragazzo che frequentava “sporadicamente e senza troppa convinzione i gruppi della sinistra extraparlamentare”, lo aggredì. L’uomo però non mostra di riconoscerlo, anzi, sta affidando a lui la sua sorte. Arrestato con l’automobile imbottita di droga, «convinto» da sconosciuti a nominare come difensore un avvocato che gli aveva procurato il massimo della pena, Paolicelli si protesta innocente e ora vuole affidarsi a Guerrieri che gode fama di professionista affidabile. Che fare? L’avvocato è combattuto tra l’antico odio che nutre per il suo potenziale assistito e l’attrazione che prova al primo sguardo per l’affascinante moglie giapponese dell’uomo, Natsu Kawabata: nonostante tutto decide di accettare. Da quel momento comincia un’indagine serrata che lo condurrà a esplorare ogni piega nascosta della vita di Paolicelli e del suo precedente legale Macrì, sul cui operato gravavo pesanti ombre. A complicare tutto però giunge la «storia» che nasce ben presto con la bellissima moglie di Paolicelli e l’affetto paterno che prova per la figlia, una bambina cui la detenzione del padre ha regalato un sonno pieno di incubi. Guerrieri è innamorato e felice, forse ha sempre desiderato una famiglia così, ma nello stesso tempo avverte tutto il disagio di una situazione ambigua, non solo dal punto di vista della deontologia professionale…
I mercanti ragusei, le loro relazioni commerciali nei Balcani e nel Mediterraneo, la maestosa figura di Bernardo Gundulig, la peste, il terremoto sono alcuni “fili” preziosi della tela intessuta da Cristiano Caracci all’interno de La luce di Ragusa. Ma ci sono altri “punti fermi”, altre cadenze, atmosfere, figure; altri personaggi a segnare l’opera. Il romanzo ha una circolarità di evocazione incessante: una sorta di staffetta continua passa la mano ai diversi raccontatori dando vita a uno splendido “diario”, che è insieme storia di una famiglia attraverso più generazioni e storia originale di Ragusa-Dubrovnik, la famosa “piccola” repubblica marinara adriatica.