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Viaggio al termine della notte

immagine della copertina

Viaggio al termine della notte / Louis-Ferdinand Céline. - 15. ed. - Milano : Corbaccio, 2005. - 575 p. ; 21 cm. - (Scrittori di tutto il mondo). - Tit. orig.: Voyage au bout de la nuit

"...mi brancava il cuore e se lo teneva, a battere, fino a farmi schizzare tutt'intero fuori dal letto per misurare la stanza su e giù in un senso e nell'altro fino in fondo all'ombra e al mattino. Durante quelle crisi, disperavo di ritrovare quel tanto di distacco da potermi mai riaddormentare. Non credete mai a prima vista all'infelicità degli uomini. Chiedetegli se riescono ancora a dormire... Se si, va tutto bene. Basta quello. Non mi sarebbe più capitato di dormire profondamente. Avevo perso come l'abitudine di quell'abbandono, quello che bisogna proprio avere, davvero incommensurabile per addormentarsi completamente in mezzo agli uomini. Mi ci sarebbe voluta almeno una malattia, una febbre, una catastrofe precisa perché potessi ritrovarla un po' questa indifferenza e neutralizzare l'inquietudine che avevo e ritrovare la stolida e divina tranquillità."

La classe superiore, 840 (Letterature romanze, Letteratura francese), non contiene ancora post. Vai al catalogo classificato

Commenti

Commento di Tessa | 29.01.06 16:59

Lo ammetto, qualche anno fa ho provato a leggerlo, ma l'ho trovato così pesante che non credo di essere andata oltre le prime 20 pagine. Chissà, forse adesso, che sono un pò cresciuta, potrei riprovarci!


Commento di angela | 01.02.06 21:08

Libro letto quest'estate, con i tempi lunghi. Certamente un libro "faticoso" (tanti mi hanno detto: Céline non è una lettura da donne!), denso di temi (che scandagliano l'animo umano) e storie. Autore che ha fatto parlare tanto di sé suscitando scandalo. A questo aspetto alludono coloro che paragonano Houellebecq a Céline (tu che ne pensi Elena L.?) Dal punto di vista stilistico c'è sicuramente un abisso. Céline sperimenta la lingua, la piega, attinge al parlato. La scrittura di Houellebecq è più piana (piatta?), senza guizzi.
Io l'avevo comprato nell'edizione uscita in edicola per Repubblica (traduzione sempre di Ernesto Ferrero): il prezzo dell'edizione Corbaccio mi aveva sempre respinto, ma ho visto che è uscito anche nei tascabili Tea.


Commento di Elena L. | 02.02.06 08:57

In effetti la lettura di Céline è molto faticosa a causa della lingua così "parlata". Tuttavia riesce a trasmettere perfettamente il senso di angoscia del protagonista, che è l'alter ego dello stesso autore. Permette di vivere dal di dentro le vicende narrate e non c'è nessuna speranza: credo che anche la scelta del titolo sia significativa.
Come al solito ho usato la biblioteca comunale anche per questa lettura...
;-)


Commento di kyo | 07.09.06 18:32

Non capisco cosa ci sia di tanto pesante... Parlate del suo stile, ma ammettiamolo, sono piuttoto i contenuti che sono difficili da accettare, per quanto sono veri e tristi.


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