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L'identità

immagine della copertina

L'identità / Milan Kundera ; traduzione di Ena Marchi. - Milano : Adelphi, 1997. - 176 p. ; 17 cm. - (Gli Adelphi ; 198). - ISBN 88-459-1664-2.

Vi sono situazioni in cui per un istante non riconosciamo chi ci sta accanto, in cui l'identità dell'altro si cancella, mentre, di riflesso, dubitiamo della nostra. Questo avviene anche all'interno di una coppia - anzi, soprattutto in una coppia, perché chi ama teme sopra ogni altra cosa di 'perdere di vista' l'essere amato. Con la sua arte stupefacente della dilatazione e variazione dell'attimo significativo, Kundera ha fatto di questa situazione, con il vago senso di panico che ad essa si accompagna, il tessuto stesso del suo nuovo romanzo. Qui la brevità si congiunge all'intensità e un istante di smarrimento segna l'avvio di una vicenda labirintica nel corso della quale il lettore sarà costretto a varcare più volte la frontiera tra reale ed irreale - o fra ciò che accade nel mondo esterno e ciò che una mente elabora in solitudine. Soltanto Kundera, fra gli scrittori di oggi, poteva riuscire a trasformare una percezione così segreta e sconcertante in materia romanzesca e a farne uno dei suoi libri più alti, dolorosi e illuminanti. E infine, a sorpresa, un romanzo d'amore.

La classe superiore, 840 (Letterature romanze, Letteratura francese), non contiene ancora post. Vai al catalogo classificato

Commenti

Commento di angela | 18.01.06 23:23

Segnalo una bella intervista a Ena Marchi, traduttrice di questo libro di Kundera ed editor Adelphi:
http://www.librialice.it/news/primo/marchi_ena.htm


Commento di Andrea | 13.02.06 01:13

Era un mese che mi portavo appresso questo libro senza riuscire nemmeno a inizarlo... Oggi, tornando da Ravenna, l'ho letto tutto quanto. Un libro che parla dei delicati equilibri che si stabiliscono in una coppia, di come si rompono e di come (forse) rinascono.
Questo è l'incipit.


Commento di Elena F. | 13.02.06 08:36

Beh, allora mi sa che devo leggerlo...


Commento di angela | 13.02.06 21:11

Non so esattamente perché, ma dopo aver letto la trama di questo libro mi è tornata in mente una citazione da «Il mestiere di vivere» di Cesare Pavese:

«Sia chiaro, una volta per tutte, che essere innamorato è un fatto personale che non riguarda l'oggetto amato - nemmeno se questo riami. Ci si scambia, anche in questo caso, dei gesti e delle parole simboliche in cui ciascuno legge quanto ha dentro di sé e per analogia suppone viga nell'altro. Ma non c'è ragione, non c'è bisogno, che i due contenuti combacino... Nulla può fare l'uno all'altro se non offrire di questi simboli, illudendosi che la corrispondenza sia reale... Bisogna essere così scaltri da prestar loro un significato senza scambiarli con la sostanza vera. Che è la solitudine di ciascuno, fredda e immobile».


Commento di Elena F. | 14.02.06 12:51

Già.
Grazie, Angela - davvero!!


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