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La qualità del catalogo

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Mi sono imbattuto, piuttosto casulamente, navigando in Rete, in un articolo di A.M. Cozzi e G. Sapori pubblicato nel 1997 sul Bollettino del CILEA.

Nel testo dell'articolo, che ha il titolo significatico di "Servizio Bibliotecario Nazionale. La qualità del catalogo: il primo requisito di un efficace servizio agli utenti della biblioteca" ci sono riferimenti significativi rispetto a certe prassi di catalogazione, che fa una certa impressione scoprire accadessero già dieci anni fa.

Se ne parlava anche lunedì scorso al seminario "Le biblioteche tra esternalizzazione e precariato e il gruppo sul lavoro discontinuo dell'AIB" che si è svolto a Bari.

Segnaliamo un bellissimo articolo di Nerio Agostini, pubblicato sul numero di settembre di Biblioteche oggi, dal titolo La gestione delle risorse umane nelle biblioteche pubbliche.

Vengono ricordate le capacità e le competenze specifiche di cui dovrebbe essere dotato il personale delle biblioteche pubbliche, anche secondo quanto indicato dalle linee guida IFLA; vengono passate in rassegna modalità, limiti e abusi nell'inserimento delle risorse umane in biblioteca e, in particolare, viene denunciata "la totale anarchia e l'inadeguatezza di contenuti e forma che viene espressa nei vari bandi pubblici che gli enti predispongono"; viene fatta chiarezza sul giusto utilizzo di forme di servizio quali il servizio civile, lo stage e il volontariato, che non andrebbero impiegate "mai in sostituzione del personale. [...] Una soluzione tra le più assurde, ma purtroppo molto frequente, è quella di affidare l'intera gestione delle biblioteche, speso quelle monoposto, direttamente e solamente ai soggetti in questione, con il risultato di configurare anche situazioni di uso improprio e sfruttamento di mano d'opera".

Prima di invitarvi alla lettura integrale di questo articolo, che offre preziosi spunti di riflessione, vorrei riportare un paragrafo che mi pare particolarmente significativo:

La professionalità del bibliotecario [...] non si improvvisa: è frutto di cultura, conoscenze, esperienza, capacità gestionale, ricerca, confronto, aggiornamento continuo. Questi elementi non possono essere presenti nel persoanle sottopagato o pagato ai minimi tabellari sindacali, con inquadramenti nelle più basse categorie o inserito in profili professionali generici (per es. istruttori amministrativi) ad alta equivalenza orizzontale interna all'ente.

L'articolo è disponibile gratuitamente in full text a partire dal sito di Biblioteche oggi.
URL: <http://www.bibliotecheoggi.it/2006/20060700701.pdf>.

Proporzioni inverse?

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Cito da uno dei più noti manuali di biblioteconomia attualmente sul mercato.
A voi giudicare se quanto detto corrisponde alla realtà dei fatti:

[...] Leggendo i paragrafi successivi ci si potrà rendere conto della quantità e della complessità delle operazioni che un libro deve subire per essere collocato a scaffale: sono tutte operazioni che devono essere svolte da personale competente, e come si sa il lavoro ha un costo proporzionalmente più alto, quanta più alta è la preparazione professionale necessaria per compierlo. [...]

[G. Montecchi, F. Venuda, Manuale di biblioteconomia. 3. ed. Milano: Editrice Bibliografica, 2005, p. 102]

La catalogazione del digitale

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Riporto uno stralcio di un articolo di Alberto Salarelli apparso sull'ultimo numero di Bibliotime:

Il valore della catalogazione nel mondo digitale rappresenta l'unica àncora di salvezza nei confronti dello spreco di informazione prodotta, messa a disposizione della collettività e in breve perduta, nel momento in cui viene archiviata con un sistema informatico. Senza una catalogazione di qualità siamo destinati a un consumo forsennato di informazioni che dovranno essere prodotte in molti casi on demand, non potendo far affidamento su una memoria ove poter verificare se già esiste ciò che stiamo cercando. [...] La stessa Commissione Europea, nella presentazione al Parlamento delle linee guida i2010 sulle biblioteche digitali, si è soffermata sul problema della catalogazione:

Mettere del materiale in linea non significa che l'utente possa reperirlo facilmente e ancor meno che tale materiale possa essere utilizzato o che sia possibile eseguire ricerche al suo interno. Sono necessari servizi adeguati che consentano all'utente di reperire i contenuti e lavorarci. Ciò presuppone una descrizione strutturata e di qualità dei contenuti, sia delle collezioni che dei singoli elementi, e un supporto per il loro utilizzo.

Parole sacrosante che però, a fronte di una dilagante tendenza a sottopagare le registrazioni bibliografiche, risultano quanto mai disattese.

[Alberto Salarelli, Quale 'senso' per una biblioteconomia digitale?, Bibliotime, IX, 1 (2006)]

Firenze progetta il suo Beaubourg: la Biblioteca della Città sta per diventare una realtà e il dibattito in Toscana si fa vivace. Quattro mesi fa Bibelot, il bollettino di informazione dell'AIB-Toscana, pubblicava un'intervista all'Assessore alla cultura del Comune di Firenze Simone Siliani (disponibile qui); il nuovo numero della rivista, uscito proprio in questi giorni e non ancora disponibile in Rete, porta avanti il dibattito con il contributo di Grazia Asta (responsabile della BIblioteca comunale Isolotto) e quello, prezioso, di Nerio Agostini (Osservatorio lavoro AIB), cui va il merito di aver spostato l'attenzione sulla necessità di assumere personale preparato per garantire la buona riuscita della biblioteca:

Un'idea di biblioteca proiettata nel futuro, un ambito storico prestigioso, un progetto architettonico interessante, una ipotesi di multiservizi all'interno di una logica di sistema urbano, suscitano curiosità ed aspettative. [...] In coerenza con ciò, mi ha colpito nell'intervista il come viene affrontato il problema del personale: al di là della quantità [...] non si parla di 'profili professionali' precisi, bensì di variegate forme di rapporto di lavoro, di esigenze di formazione culturale adeguata ai nuovi servizi, di esternalizzazione, di passaggi e trasferimenti interni di addetti. E i bibliotecari?


Personale qualificato e in numero adeguato assicura tempi di lavoro minimi e risultati ottimali. Le biblioteche ricorrono sempre più a personale avventizio reclutato tramite gare di appalto rivolte a cooperative. Sebbene la soluzione sia positiva per favorire l'inserimento di giovani nel mondo del lavoro e per risolvere problemi catalografici altrimenti irrisolvibili, diventa perniciosa nel momento in cui la biblioteca (o l'ente proprietario) usa come unico criterio di selezione il prezzo inferiore. Conseguenza inevitabile è un risultato catalografico qualitativamente insoddisfacente e un trattamento economico inadeguato e talora umiliante dei lavoratori. Il risultato di bassa qualità dipende quasi sempre dalla necessità dei catalogatori di ridurre i tempi di lavorazione per ottenere un riscontro economico, ristrettezza temporale che si trasforma talora in frustrazione, perché impedisce loro di esprimere il valore professionale di cui sono generalmente in possesso. Pur tuttavia la rapidità del tempo di lavoro della catalogazione è un indice qualitativo importante, che si raggiunge, banalmente, aumentando il numero del personale ovvero il budget.

[M Guerrini, Il catalogo di qualità. Che vi sia, ciascun lo dice, dove sia, nessun lo sa. In: Il catalogo di qualità, Firenze, Regione Toscana 2002, p. 39-40]

Per una gestione consapevole

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Ancora uno spunto di riflessione sul lavoro esternalizzato in biblioteca:

Superando un modello di tipo tradizionale, in cui le funzioni erano rigidamente ripartite tra gli uffici e la catena dell'organizzazione del lavoro era fortemente parcellizzata, bisogna disegnare un'organizzazione che parta dagli obiettivi e plasmi su di essi l'organizzazione funzionale; valorizzi le risorse umane, favorendo stili di lavoro fortemente partecipativi, coinvolgenti, motivanti; consenta una gestione per progetti. Di fronte a simili problemi, purtroppo, non è di aiuto l'eccessivo ricorso - che da alcuni anni si è reso necessario, anche a causa del mancato turn over del personale - a forme di esternalizzazione: il lavoratore a contratto, solitamente chiamato a 'riempire un buco' nell'organigramma e spesso retribuito a cottimo, si concentrerà unicamente sulle mansioni che gli sono state assegnate, privilegerà la quantità sulla qualità, tenderà ad ignorare ciò che lo circonda e sarà poco sensibile alle questioni che qui stiamo affrontando. [...]

[G. Solimine, La biblioteca, Laterza 2004, p.143]

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