Firenze progetta il suo Beaubourg: la Biblioteca della Città sta per diventare una realtà e il dibattito in Toscana si fa vivace. Quattro mesi fa Bibelot, il bollettino di informazione dell'AIB-Toscana, pubblicava un'intervista all'Assessore alla cultura del Comune di Firenze Simone Siliani (disponibile qui); il nuovo numero della rivista, uscito proprio in questi giorni e non ancora disponibile in Rete, porta avanti il dibattito con il contributo di Grazia Asta (responsabile della BIblioteca comunale Isolotto) e quello, prezioso, di Nerio Agostini (Osservatorio lavoro AIB), cui va il merito di aver spostato l'attenzione sulla necessità di assumere personale preparato per garantire la buona riuscita della biblioteca:
Un'idea di biblioteca proiettata nel futuro, un ambito storico prestigioso, un progetto architettonico interessante, una ipotesi di multiservizi all'interno di una logica di sistema urbano, suscitano curiosità ed aspettative. [...] In coerenza con ciò, mi ha colpito nell'intervista il come viene affrontato il problema del personale: al di là della quantità [...] non si parla di 'profili professionali' precisi, bensì di variegate forme di rapporto di lavoro, di esigenze di formazione culturale adeguata ai nuovi servizi, di esternalizzazione, di passaggi e trasferimenti interni di addetti. E i bibliotecari?
Che siano una specie in via di estinzione? E se, ad un anno dall'apertura, si dichiara 'stiamo trattando con il nostro Ufficio Personale' non è forse una modalità ed un approccio alquanto improprio o perlomeno tardivo, per pensare di dare qualità e funzionalità ad un progetto così ambizioso? Le 'risorse umane' devono essere tali a tutti gli effetti. In qualsiasi tipo di biblioteca non ci può stare quasiasi operatore; ci devono stare i bibliotecari e gli assistenti di biblioteca di elevata e riconosciuta professionalità, collocati in 'ruoli e funzioni' che abbiano anche il giusto riconoscimento economico contrattuale (cat. C-D1-D3-PO-Dirig.). Il ricorso alle forme di lavoro non strutturate non deve essere contemplato (può valere solo per l'emergenza successiva all'apertura). La dotazione organica (professionalità necessarie per l'apertura e per almeno i primi anni di sviluppo) ed il relativo piano occupazionale 2005-2006 andavano previsti nel progetto (magari ci sono) e comunque inseriti nei bilanci di previsione triennali e di mandato dell'ente (pianificazione e programmazione), in modo da avere garantita la copertura finanziaria e in tempo utile, prima dei blocchi delle assunzioni e dei limiti di spesa che oggi pesano [...].
[N. Agostini, La BdC: un nuovo Beaubourg a Firenze?, "Biblelot", a. 11 n. 3 (2005), p. 7. Prossimamente disponibile anche all'URL: <http://www.aib.it/sezioni/toscana/bibelot.htm>]
Lo stesso destino attende anche la megabiblioteca del comune di Scandicci che da anni è "in procinto di essere aperta".
Ho già avuto modo di manifestarlo, ma lo ripeto: aberrante, vista dall'ester(n)o, questa "politica" di mercificazione e svendita al settore privato (a vario titolo) delle biblioteche (esistenti o a venire) e dei servizi, e quindi della cultura, in Italia... . Finché di questo le autorità pubbliche preposte non si renderanno conto, il precariato italiano in ambito bibliotecario più che a finire è destinato a sclerotizzarsi con tutte le conseguenze dannose che si posson ben immaginare. Che cosa fanno le associazioni di categoria in questo senso? Aspettano di andare in pensione anche loro? Non hanno un briciolo di onestà intellettuale? Dormono? Se ne fregano? Hanno o non hanno a cuore il SENSO REALE del bistrattato concetto di servizio pubblico?
grazie Angela! ho appena provveduto ad inoltrare la richiesta di iscrizione, ora al vaglio del moderatore. grazie e scusate l'abuso che faccio di questo spazio!
andrea, puoi iscriverti alla nostra mailing list (trovi il link su queste pagine) in cui discutiamo anche di queste cose.
deplorevole e drammatico! che ne sarà degli istituti e delle professionalità tra non molti anni, quando gli ultimi "regolari" saranno andati in pensione?
Una richiesta (scusate l'OT!)di informazioni:
per fare il bibliotecario oggi quali scuole/corsi è necessario/consigliato seguire? Se preferite rispondetemi sulla mail.
già...il ricorso a forme di lavoro non strutturate è infatti diventato prassi comune e sistema per ridurre i costi...et voilà, lo sfruttamento è servito...:-)
È verissimo quello che dice Agostini: il ricorso a forme di lavoro non strutturate deve essere legato all'emergenza ed è gravissimo che venga programmato addirittura in fase di progetto di una nuova struttura.