Racconta la tua vita a contratto

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Beppe Grillo, nel suo frequentatissimo blog lancia, con un post provocatorio, come al solito, un'idea interessante: raccontare la loro storia con un commento al post.
Tutte queste storie, promette, verranno poi raccolte in un volume e inviate ai segretari di partito, perché conoscano direttamente i racconti dei lavoratori, senza fermarsi alle dichiarazioni del Governo.

Segnalato da Daniele.

13 Comments

Noi siamo due sorelle (15 e 10 anni)scriviamo perchè nostra madre ha dovuto "vivere"(se può essere definito vivere) in condizioni quasi disumane... (come l'alito di mia sorella!) scherzi a parte ma 240 ore al mese di lavoro, non considerando il nepotismo all'interno della gerarchia lavorativa sono un ritmo e uno stile di vita indecente ...per non parlare dello stipendio...
Il mondo funziona alla rovescia...le persone di valore vengono scavalcate dagli interessi dei più mediocri... ora nostra madre ha avuto il coraggio e la saggia decisione di dire BASTA! non si è lasciata licenziare, li ha battuti sul tempo!!! speriamo veramente come figlie e come amiche che riesca a trovare un lavoro più dignitoso e possa dimostrare ai prepotenti il SUO VALORE!!!!!
ci scusiamo (piucchealtro IO mi scuso) per l'italiano un po' "arcaico"!!!

MAMMA TI VOGLIAMO BENE!
DEBBIE E VIOLA!

faccio parte anch'io della schiavitù del nuovo millennio.
Lavoro 240 ore sistematiche al mese per un compenso netto di 700 euro,lavoro di notte, i festivi,non ho diritto a ferie, e malattia.
Alloscadere naturale del contratto rimango al nero fino al rinnovo del prossimo.
Mi sono lamentata cercando di ottenere almeno un monte oere mensile più basso, mi hanno risposto che la mia posizione è indifendibile.

Più che raccontare una mia esperienza (analoga a tutte le altre, alla fine) volevo solo appuntare che ogni persona che scrive una sua esperienza, fa parte di un'azienda. Ogni azienda, non maltratta una persona sola. Credo che la progressione geometrica dello sfruttamento prenda terribilmente sempre più spazio.
Di mio, mi limito a dire che un paio di società mi hanno (e tuttora) sfruttano. Ma alla fine, inutile raccontare altri dettagli. I politici, continueranno a dire che "tutto va bene". Certo. Per loro.

Si parla solo di giovani... ma uno che a 50 anni perde il lavoro e si deve umiliare a chiedere ad amici, parenti e conoscenti (che si defilano tutti immediatamente...)e che giocoforza deve accettare un cocopro a 1000 euro mese, può avere dignità?

NO AL LAVORO NERO LEGALIZZATO!!!
Sono una schiava dei giorni nostri, una schiava moderna!
E’ bello che in una condizione come questa ci sia almeno una nota positiva, la modernità….Ma no, è negativissima in questo caso!!! Stavano meglio gli schiavi del 1700, loro avevano almeno vitto e alloggio per se e per la loro famiglia! Noi, figli schiavi della legge Biaggi non possiamo permetterci né casa né famiglia!! Se riesci per miracolo a farti dare un mutuo per una casa o inguai un amico o parente che fa da garante, o la casa la perdi in media dopo un anno e mezzo!!
I rapporti di lavoro co.co.co e co.co.pro sono LAVORO NERO LEGALIZZATO a favore dell’imprenditoria, che ha manodopera a basso, bassissimo costo e nessuna giusta causa per licenziare a piacimento!
Ho 30anni, lavoro con queste formulette magiche (co.co.pro. o balin balen??) da 7 anni. L’ultimo anno ho lavorato per 6 mesi totalmente in nero, 8 ore al giorno, 7 giorni su 7 , avete capito bene, anche sabato e domenica, per un notissimo Studio Tecnico Cartografico di Cagliari, con la scusa che quello era un periodo di formazione. Formazione o no, si lavora da subito, si pretende tantissimo e non ti danno nulla. Dopo gli iniziali 6 mesi hanno iniziato a fatturare il mio lavoro come collaboratrice a progetto. I progetti di lavoro duravano minimo un mese e mezzo, ma nelle fatture dichiaravano che la collaborazione era durata pochi giorni, di conseguenza il salario era minimo rispetto al lavoro fatto realmente, 4 euro l’ora al lordo (compreso il 20%di trattenuta iva!!!). Per qualsiasi sbaglio nel progetto svolto la colpa era dell’ultimo arrivato, e non del responsabile di reparto(l’unico assunto regolarmente e che perciò non rischiava nulla).
Con queste banali scuse, dopo un duro anno di lavoro tra il “nero e i progetti”, noi schiavi siamo stati banditi del tutto in 6 per far posto ad altrettanti che ricominciavano nuovamente a lavorare gratis per approdare poi ai 4 euro l’ora fino al “licenziamento”. Una ragazza come me, con problemi di salute e un bimbo di 12 mesi è stata mandata via perché si è rifiutata di lavorare anche la Domenica, in quanto era l’unico giorno che poteva realmente stare con il figlio!!!
Ora sono disoccupata, ho rifiutato lavori di call centrer per 150euro fisso mensile il resto sono provvigioni, se riesci ad averle. Con 150 euro non mi pago neanche la benzina per recarmi al lavoro.
Io non sono contraria al lavoro a tempo determinato, ma che abbia una durata minima di 6 mesi, sia rinnovabile, che la ditta versi tutti i contributi sociali e sanitari che spettano di diritto al lavoratore, e che a fine rapporto ci sia la liquidazione. Cose che io non ho mai potuto avere! E non avrò mai una pensione, perché mai nessun contributo è stato versato per il mio lavoro!!
Ho scoperto che in mezza giornata di “colletta” passata in strada si guadagna il doppio di quello che guadagnavo io, e non trovo differenze morali nel chiedere l’elemosina per strada con l’elemosina che davano a me per lavorare e far guadagnare milioni di euro alla ditta.

NO AL LAVORO NERO LEGALIZZATO!!!
Sono una schiava dei giorni nostri, una schiava moderna!
E’ bello che in una condizione come questa ci sia almeno una nota positiva, la modernità….Ma no, è negativissima in questo caso!!! Stavano meglio gli schiavi del 1700, loro avevano almeno vitto e alloggio per se e per la loro famiglia! Noi, figli schiavi della legge Biaggi non possiamo permetterci né casa né famiglia!! Se riesci per miracolo a farti dare un mutuo per una casa o inguai un amico o parente che fa da garante, o la casa la perdi in media dopo un anno e mezzo!!
I rapporti di lavoro co.co.co e co.co.pro sono LAVORO NERO LEGALIZZATO a favore dell’imprenditoria, che ha manodopera a basso, bassissimo costo e nessuna giusta causa per licenziare a piacimento!
Ho 30anni, lavoro con queste formulette magiche (co.co.pro. o balin balen??) da 7 anni. L’ultimo anno ho lavorato per 6 mesi totalmente in nero, 8 ore al giorno, 7 giorni su 7 , avete capito bene, anche sabato e domenica, per un notissimo Studio Tecnico Cartografico di Cagliari, con la scusa che quello era un periodo di formazione. Formazione o no, si lavora da subito, si pretende tantissimo e non ti danno nulla. Dopo gli iniziali 6 mesi hanno iniziato a fatturare il mio lavoro come collaboratrice a progetto. I progetti di lavoro duravano minimo un mese e mezzo, ma nelle fatture dichiaravano che la collaborazione era durata pochi giorni, di conseguenza il salario era minimo rispetto al lavoro fatto realmente, 4 euro l’ora al lordo (compreso il 20%di trattenuta iva!!!). Per qualsiasi sbaglio nel progetto svolto la colpa era dell’ultimo arrivato, e non del responsabile di reparto(l’unico assunto regolarmente e che perciò non rischiava nulla).
Con queste banali scuse, dopo un duro anno di lavoro tra il “nero e i progetti”, noi schiavi siamo stati banditi del tutto in 6 per far posto ad altrettanti che ricominciavano nuovamente a lavorare gratis per approdare poi ai 4 euro l’ora fino al “licenziamento”. Una ragazza come me, con problemi di salute e un bimbo di 12 mesi è stata mandata via perché si è rifiutata di lavorare anche la Domenica, in quanto era l’unico giorno che poteva realmente stare con il figlio!!!
Ora sono disoccupata, ho rifiutato lavori di call centrer per 150euro fisso mensile il resto sono provvigioni, se riesci ad averle. Con 150 euro non mi pago neanche la benzina per recarmi al lavoro.
Io non sono contraria al lavoro a tempo determinato, ma che abbia una durata minima di 6 mesi, sia rinnovabile, che la ditta versi tutti i contributi sociali e sanitari che spettano di diritto al lavoratore, e che a fine rapporto ci sia la liquidazione. Cose che io non ho mai potuto avere! E non avrò mai una pensione, perché mai nessun contributo è stato versato per il mio lavoro!!
Ho scoperto che in mezza giornata di “colletta” passata in strada si guadagna il doppio di quello che guadagnavo io, e non trovo differenze morali nel chiedere l’elemosina per strada con l’elemosina che davano a me per lavorare e far guadagnare milioni di euro alla ditta.

Cosa sono io?
Un COCOCO o un PARASUB?
Ho una busta paga che dice parasub, ma, mai mi hanno fatto firmare nessun contratto.
Aiuto

Continua l'interesse di Grillo per la precarietà del lavoro, con la pubblicazione di questa lettera del prof. Mauro Gallegati, che rifà un po' i conti:
http://www.beppegrillo.it/2006/03/gli_schiavi_mod_2.html

Constatando tristissime realtà simili a quella efficacemente descritta da Paola mi sono decisa, amaramente, a voltare decisamente pagina. Io non ci sto più a farmi sfruttare per quattro miseri euro, a mendicare con ansia un posto temporaneo, ostinandomi a fare un lavoro che mi piace, sì, ma A CHE PREZZO???!
All'infame prezzo di una vita con troppe privazioni, con troppe rinunce (ciliegina sulla torta: una maternità in pratica negata, ostacolata!).
Ho detto basta, con immenso dolore.
Ma non posso più accettare di tutto pur di fare un mestiere che mi piace. L'alibi del "piacere" non può in sintesi essere lo strumento attraverso il quale ricevere un trattamento incivile, di vero e proprio sfruttamento.
Auguro a tutti di non farsi sfruttare e di non piegarsi a compensi infamanti.
in bocca al lupo!
Laura

I recenti accadimenti alla Sorbona mi fanno rimpiangere di non essere francese...i miei colleghi più giovani, che fanno parte di una cooperativa, non ricevono stipendio da ormai sei mesi, non godono di alcun diritto, sono trattati come paria, senza malattia, rimborso spesa, niente di niente. Eppure lavorano duramente da ormai due anni...in Italia ci sono persone che lavorano da decenni a tempo determinato, nel silenzio connivente di tutti, e non verranno mai assunte, questa la verità...trattate dall'alto in basso dai colleghi a tempo indeterminato, che sono in prima fila nell'opera di sfruttamento (salvo essere sempre in ferie o in malattia)...questa la scottante, indecente verità. Basta belle parole. Fatti. Questa vergogna deve cessare.

Ieri Grillo ha scritto un nuovo post sull'argomento, tracciando un bilancio dei primi 3000 commenti lasciati da tanti che vivono questa situazione di precariato.
http://www.beppegrillo.it/2006/03/gli_schiavi_mod_1.html

La mia è una delle tante voci qui presenti, laureato con mille lavori precari che ormai ti fanno perdere dignità e fiducia personale.
Vorrei spostare però l'attenzione su quello che credo essere il vero problema per l'Italia ossia la politica che genera costi allucinanti che poi vengono scaricati sulle aziende e sopratutto sui lavoratori. Da qui mi chiedo chi può salvarci da questa situazione? Visto che sia la destra che la sinistra hanno come unico scopo la poltrona?
Spero solo che una volta arrivati sul baratro si possa risalire! Almeno fatemi sperare!!!!!

Caro Sig. Grillo,
la mia ministoria con un contratto CO.CO.CO. non credo che abbia molta valenza ai fini di un inserimento nella sua raccolta ma vorrei raccontargliela lo stesso. Nel 1999, da poco separata mi trasferii a Roma da Napoli. Iniziai a lavorare in un internet point molto grande. Lavoravo in nero e all'inizio mi occupavo del bar guadagnando poco, ma facendo straordinari e imparando ad usare bene il computer, mi occupai anche dell'assistenza ai clienti che non sapevano utilizzare il pc facendo turni che partivano dalle 21:00 fino alle 3.00 del mattino. Riuscivo così ad avere uno stipendio discreto. Dopo circa un anno, mi affidarono, per la mia diligenza, turni pomeridiani: lunedì al sabato, ore 15:00 - 21:00.
Mi occupavo di tutto, tant'è che lavoravo da sola in un locale grande circa 450 metri quadri con 30 postazioni e una grande sala bar. Spesso mi trattenevo anche dopo i miei turni di lavoro arrivando a lavorare anche 19 ore al giorno.
Nel 2000 l'amministratore, per sua scelta e non per mia richiesta, mi chiese se mi stava bene un co.co.co. ed io risposi di sì. Ovvio, che lui scelse questo tipo di contratto per agevolarsi nelle spese di un'assunzione e non solo. Mi disse che giacché mi "assumeva" era costretto a pagarmi di meno ma che una parte di quello che mi veniva tolto finiva nella cassa I.N.P.S. Considerata la mia età, all'epoca 35 anni, mi convinsi che per me un contratto valeva un altro, visto che avendo sempre lavorato in nero non mi avrebbe certo cambiato la vita se accettavo anche un contratto a scarso rendimento ai fini I.N.P.S.
Ma la cosa sconcertante non era il fatto che io lavorassi tanto per un Co.Co.Co., ma il fatto che, proprio in questi giorni ho saputo che io all'I.N.P.S. non sono mai stata registrata, nemmeno per un Co.Co.Co. Infatti, il Sig. Amministratore mi diede documenti da firmare con una prima busta paga e poi...basta! Gli altri stipendi mi venivano dati senza alcun documento ma direttamente in una busta chiusa. Non ho mai più ricevuto buste paga, solo la prima.
Nel 2003, i soci dell'inernet point decisero di chiudere anche se io e un'altra ragazza ne chiedemmo la gestione. Non volevano più saperne di un internet point. Volevano chiudere la società perché non volevano nemmeno l'impegno mentale. Erano tutti benestanti. Così, fummo liquidati tutti. In seguito, ho trovato un altro lavoro in un centro estetico e sono stata assunta regolarmente con un contratto a tempo indeterminato.
Immagini la mia sorpresa quando recandomi all'I.N.P.S. mi hanno detto di non conoscermi. In pratica lui aveva falsificato anche la mia registrazione all'I.N.P.S. Ho lavorato due anni e più così.
Tutto qui!
Era solo per dirle che forse sono stata inesperta a non recarmi subito all'I.N.P.S. O, forse, perché essendo donna c'è meno rispetto. Oppure, solo per dirle che co.co.co. o meno, se si è dei criminali lo si è comunque, anche con super agevolazioni.
Distinti saluti.
Angela

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