Alcune considerazioni tratte da un recente articolo di Alberto Salarelli pubblicato su Bibliotime offrono un ottimo spunto per riprendere le fila del discorso sulla nostra professione:
Ora, gli interrogativi da porre sul tavolo sono semplici: quali sono le core competencies dell'attività bibliotecaria? Quelle che, una volta definite, consentano di distinguere chi è bibliotecario da chi non lo è?
Certamente nell'immaginario popolare la figura del bibliotecario tende a polarizzarsi verso gli estremi del campo dove giocano la loro partita le professioni culturali. Dando per scontato che, perlomeno, il bibliotecario ha diritto a entrare in gioco, c'è da rilevare quanto comuni siano - tanto nel sentire popolare come in letteratura - due immagini fra loro contrapposte. La prima è quella del bibliotecario onnisciente [...]; La seconda è quella del bibliotecario ignorante [...]. Palleggiato tra questi due estremi, il profilo professionale del bibliotecario fatica a trovare una propria fisionomia in grado di qualificarlo, una volta per tutte, agli occhi del mondo. Certamente delle prove concorsuali troppo generiche o, al contrario, troppo acribiose sul versante tecnologico, non mi pare rappresentino una risposta a chi dice che le competenze bibliotecarie non sono riconosciute, che in biblioteca ci stanno cani e porci, che un concorso per bibliotecario lo può fare chiunque e che dunque le "vere" competenze, si acquistano solo con forze esterne, in outsourcing. Non mi pare questa, ripeto, una risposta adeguata.
Se si deve difendere la professione [...] si devono stabilire quali sono i requisiti minimi per l'esercizio della medesima non semplicemente ai fini dell'iscrizione all'albo, ma in rapporto alle diverse categorie lavorative. Vorrei sapere da chi dirige l'AIB quali pensa che siano le competenze di un bibliotecario di fascia C, e - una volta appurato questo - vorrei che potessero essere comunicate, oltre che al sottoscritto, anche a chi si siede a firmare i contratti collettivi nazionali di lavoro. Al momento una risposta significativa emerge dalla deliberazione della Giunta Regionale Lombarda, l'unica in Italia a essersi espressa in merito ai profili professionali degli operatori delle biblioteche: dalla Lombardia giunge voce che in C i bibliotecari non ci devono stare, visto che per esercitare la professione è necessario perlomeno il possesso di un diploma di laurea.
[da: Alberto Salarelli, Il bibliotecario sopraffatto, "Bibliotime", a. VIII, n. 1 (marzo 2005)<http://didattica.spbo.unibo.it/bibliotime/num-viii-1/salarell.htm>]
Sull'ultimo numero del bollettino AIB c'è una nota di Anna Galluzzi che, secondo me, inserisce la questione in un'interessante ottica di definizione della disciplina biblioteconomica.
Anna Galluzzi, A proposito di biblioteconomia e scienze sociali, "Bollettino AIB", Vol. 45, n. 2 (Giugno 2005), p. 227-234.
[Non disponibile on line, purtroppo].