È uscito sull'ultimo numero di Bibelot, un mio breve articolo sul gruppo AIB lavoro discontinuo.
Oltre che per la gioia dell'autocitazione, lo riporto anche qui perché mi piacerebbe che ne nascesse un dibattito e qualche suggerimento.
Come alcuni di voi, spero molti, sapranno già, il 16 ottobre dello scorso anno il CEN, prima di concludere la sua esistenza, ha dato vita al Gruppo sul lavoro discontinuo. Quest'atto ha rappresentato un segnale importante di apertura, da parte dell'AIB, al mondo dei lavoratori precari, purtroppo in rapida crescita.
D'altra parte, la crisi dell'Associazione, di cui molto si è detto ma nulla si è capito, ha cristallizzato l'azione del gruppo neonato. Come notava giustamente Silvia Bruni dalle pagine dello scorso numero di Bibelot, "il percorso che ha portato alla creazione del nucleo fondante non è stato assolutamente chiaro". Vero.
L'iniziativa del CEN, infatti, ha ricevuto un fortissimo impulso, dalla nascita, ormai un anno fa (25 aprile 2004), della comunità di Biblio(a)tipici, una realtà che in pochi mesi ha catalizzato l'attenzione dei bibliotecari su un problema importante ma forse poco vistoso.
In tal senso, il CEN raccolse, in maniera anche piuttosto tempestiva, un'istanza che veniva da parte di molti soci, lavoratori atipici, immaginando la costituzione di un gruppo di lavoro ad hoc e proponendone a me il coordinamento. Poi, con l'aiuto di Piera Colarusso, che già si occupava di privati all'interno dell'Osservatorio, abbiamo coinvolto altri soci e redatto il documento che venne approvato dal CEN.
Il crollo degli organismi direttivi dell'AIB, poi, ha purtroppo cristallizzato tutto in una situazione che sarebbe dovuta rimanere agile e modificabile, e questo mi pare un dato incontrovertibile.
In questi mesi, nonostante tutto, il gruppo ha cercato, più che altro, di creare sensibilità al problema all'interno dell'Associazione e di cercare un rapporto con le organizzazioni sindacali: quelli della tutela dei lavoratori (sindacato) e della professione (associazione) ci sembrano gli aspetti più rilevanti della questione.
A questo punto, però, oltre a ricordare il passato, vorrei alzare lo sguardo al futuro.
Non sappiamo ancora precisamente come il CEN vorrà impostare il suo lavoro sul tema della professione. Mi pare, comunque, che delle dimostrazioni di interesse e di impegno su questo fronte stiano già arrivando. Vorremmo allora, nei modi che il CEN riterrà opportuni, costituire un gruppo allargato, che comprenda almeno un socio-referente per ciascuna sezione: è importante infatti dare il segno di una presenza sul territorio, creare una specie di sportello informativo al quale i colleghi "discontinui" possano rivolgersi con fiducia.
Ci piacerebbe trovare un collocazione più chiara tra gli organismi dell'Associazione; di converso cercheremo di mantenere agile la nostra struttura. Il programma su cui ci piacerebbe continuare a muoverci, con maggior decisione, è ancora quello che aveva portato alla nostra nascita, ed è disponibile a http://www.aib.it/aib/cen/atip.htm.
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