Annalisa Serafini mi ha girato il testo integrale dell'articolo di Marina Morpurgo, Un nazista in biblioteca, comparso su Diario del 17 settembre scorso, che ha ricevuto direttamente dalla redazione del settimanale, che ringraziamo davvero di cuore per la disponibilità.
L’autobiografia dell’ex capitano delle Ss Erich Priebke invade gli scaffali di pubblica lettura.
Una pioggia di copie non richieste e non pagate
Un nazista in biblioteca
di Marina Morpurgo
“Timeo Danaos et dona ferentes”
(Laocoonte, sacerdote di Nettuno, quando vede il cavallo di Troia).
Il libro non è di quelli destinati a passare inosservati, non fosse altro che per la stazza: 895 pagine con inserti patinati e foto, la bellezza di un chilo e 380 grammi di peso. Copertina sui toni del nero: nera una toga, nera la divisa dei carabinieri che si trovano alle spalle dell’ex capitano delle Ss Erich Priebke. Un bollino giallo avverte il lettore della possibilità di avere in omaggio una videocassetta o un dvd su Erich Priebke: basta compilare la cedola allegata. (Si tratta, per la cronaca, della videocassetta che nel novembre del 2003 costò l’espulsione da Alleanza nazionale del deputato Antonio Serena: Fini non apprezzò, alla vigilia del molto reclamizzato viaggio in Israele, il fatto che il compagno di partito avesse regalato a tutti, ma proprio tutti i parlamentari, un’ora e mezza di vita e opere di un nazista condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine).
Munifici, questi amici di Priebke. A pochi mesi di distanza dal beau geste di Serena, un’ondata di pacchi-regalo ha investito le biblioteche d’Italia, che si sono viste arrivare l’autobiografia dell’ex Ss, scritta a quattro mani con Paolo Giachini, procuratore legale di Priebke. Il donatore non ha badato a spese, e non ha voluto trascurare neppure i Comuni più piccini: le copie sono fioccate da Sequals in Friuli a Norbello in Sardegna (provincia di Oristano, meno di 500 abitanti).
La prima segnalazione ci è arrivata, via e-mail, dalla biblioteca di Galliera, provincia di Bologna, ai primi di agosto: “Lo scorso 31 luglio”, scrive il bibliotecario, “ci è stato recapitato un pacco ordinario con dentro “una copia gratuita ad uso consultazione pubblica” del libro di Erich Priebke e Paolo Giachini dal titolo Autobiografia: Vae Victis. Il fatto risulta insolito. Nessuno invia libri in vendita a una biblioteca, per ovvi motivi, e questo costa 20 euro. Né, normalmente, associazioni o istituzioni che non siano legate alle rete locale o provinciale o regionale spediscono volumi alle biblioteche comunali. Quindi qualcosa di strano ci deve essere (…). Il libro non porta chiaramente l’indicazione di un editore. La copertina porta, nelle aree dove di solito compaiono i simboli che identificano editori o collane, la scritta www.priebke.it. Una volta sul sito si scopre che non c’è nulla che non sia già riportato sul risvolto della copertina: una presentazione del libro. Altri particolari non di secondo piano: sul sito ci sono due fotografie e tre bottoni. Le foto ritraggono Priebke da solo e Priebke con il suo avvocato Carlo Taormina. I bottoni rimandano a “manda un’e-mail”, “chiedi l’autobiografia” e “chiedi la grazia”. Che razza di editore è questo? (…). Indago e scopro che in provincia di Bologna tutte le biblioteche comunali hanno ricevuto lo stesso pacco dono. Su un blog trovo le imprecazioni di un bibliotecario milanese che ha avuto la stessa brutta esperienza”. Il bibliotecario di Galliera ci passa una traccia: sul retro del frontespizio si dice che i rapporti con le aziende distributrici sono curati dall’associazione Uomo e Libertà, di via Panisperna a Roma. A Galliera il libro viene letto, considerato “un orribile e illeggibile pamphlet neonazista”, e pertanto ufficialmente scartato.
UNA DIMENTICANZA. Dalla redazione per prima cosa chiamiamo l’Iccu di Roma, ovvero l’istituto centrale per il catalogo delle biblioteche d’Italia, per identificare chi sia l’editore, in base al numero di codice Isbn. Ci viene risposto che l’editore è Erich Priebke medesimo. Chiediamo se all’occhio di esperti non risulti qualche anomalia, e l’anomalia c’è. Secondo l’Iccu, l’editore ha eluso la legge sul deposito legale, perché non ha consegnato le due copie obbligatorie: una alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e l’altra alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Ci dicono anche che le sanzioni, per chi viola questa disposizione, sono notevoli. Si possono avanzare due ipotesi, una candida e una maliziosa. Ipotesi candida: l’anziano editore Priebke è incappato in una dimenticanza. Ipotesi maliziosa: la dimenticanza è stata suggerita da un esperto di catalogazione. In molte biblioteche comunali il volume è stato sfogliato rapidamente e poi registrato sotto l’anodina voce “Storia della Germania” o “Biografie di personaggi famosi”. Nelle biblioteche centrali si rischiava una catalogazione più puntigliosa, magari sotto la voce “Crimini nazisti”, che avrebbe potuto fare da modello.
DI CATALOGO IN CATALOGO. A questo punto, abbiamo fatto una prima ricerca on-line, sui cosiddetti cataloghi Opac, cui è collegata una sia pur esigua parte delle biblioteche italiane. Interrogando gli Opac con le parole chiave Priebke e Giachini, ci si è squadernata davanti agli occhi una lunghissima lista di biblioteche che avevano ricevuto e sistemato sugli scaffali il volume. E abbiamo cominciato a telefonare, a casaccio.
Biblioteca di Guidizzolo, provincia di Mantova. Un’impiegata, gentilissima: “Si, l’autobiografia ce l’abbiamo. Ce l’ha girata il sindaco”. Spieghiamo il motivo del nostro interesse. Stupore: “Oh, avete fatto bene a dircelo”. Risatina: “Ora capisco”. Il sindaco di Guidizzolo è di An.
Seconda chiamata, biblioteca Pasolini di Pasion di Prato (Udine): “Sì, ce l’hanno mandata in un pacco, adesso andiamo a guardare meglio”. La stessa situazione la troviamo a Cerro Maggiore (Milano), alla statale Isontina e alla Quarantotti-Gambini di Gorizia, alla Gavinana e alla Villa Bandini di Firenze, alla Passerini-Landi di Piacenza (gli scialacquatori ne hanno spedite addirittura due copie), a Osoppo, a Nuvolera in provincia di Brescia, a Ladispoli, ad Alatri, a Spilimbergo e in un centinaio di altre biblioteche. Altrove l’imbarazzante omaggio è fermo sul tavolo dei bibliotecari, che non sanno bene come comportarsi: alla Bassani e all’Ariostea di Ferrara, a Cucciago in provincia di Como, a Borgosatollo in provincia di Brescia. A Vimercate (Monza) sono stati più fortunati: le 26 biblioteche che compongono il sistema hanno una regola che dice che le donazioni devono essere conformi al loro patrimonio. Quando ricevono in regalo – per fare un esempio – un libro di poesie siciliane o valdostane, lo girano al mercatino di beneficenza. Le 26 copie dell’autobiografia di Priebke, dopo uno scambio di e-mail tra le biblioteche del vimercatese, sono però finite in spazzatura perché non giudicate degne del mercatino.
Pochissimi dichiarano di aver acquistato la copia: lo hanno fatto alla Panizzi di Modena, alla comunale di Marino (Roma), e qualche istituto di studi storici (per ovvi motivi).
LA GENEROSA ASSOCIAZIONE. Ma il dono, da chi proviene? Qualcuno non sa rispondere, perché non si trova più la lettera di accompagnamento. Tutti gli altri si ricordano il nome dell’associazione Uomo e Libertà. A Crema invece hanno conservato il biglietto, con l’indirizzo del mittente (via Cardinal Sanfelice 5 a Roma), e un numero di telefono. Chiamiamo e risponde una voce di donna, dell’associazione Uomo e Libertà (di cui fondatore e presidente è Paolo Giachini). Diciamo di aver visto in giro l’autobiografia di Priebke, e di averla trovata molto avvincente: saremmo anche interessati ad altri libri editi da loro. La signorina spiega che loro non sono editori, ma distributori di pochi e selezionati libri di “genere storiografico”. I libri sono quelli dell’onorevole Antonio Serena – ex missino, poi ex leghista con l’ossessione delle lobby ebraiche e della detassazione degli autoveicoli – e quelli di Pierangelo Maurizio (edizioni Maurizio, cioè se medesimo), cronista del Giornale e autore in proprio di volumi come Morte di un eroe cristiano (sul commissario Calabresi) e Piazza Fontana (la bomba fu messa dagli anarchici). Per quanto riguarda Priebke, l’editore è proprio lui, l’ex capitano. Chiediamo il motivo della liberalità del vecchio nazista. Si irrigidisce: “So solo che è stata fatta una spedizione prima dell’estate… qualche copia”.
Poche ore dopo riceviamo una telefonata, ed è Paolo Giachini in persona, il procuratore legale di Priebke: il condannato vive a casa sua a Roma, agli arresti domiciliari. La versione a questo punto cambia, perché Giachini dice: l’editore sono io. Rivendica orgogliosamente l’opera e si vanta del fatto che, dopo tutto il bailamme suscitato dalla videocassetta regalata da Antonio Serena ai parlamentari, su 1.000 copie “ne sono tornate indietro solo 18”. Gli facciamo presente che l’operazione sembra molto onerosa. Secondo una stima approssimativa – ma in difetto – ogni copia del volume dovrebbe essere costata, in spese di stampa, tra i 2,5 e i 3 euro a copia, più la spedizione (0,62 euro): per non parlare della videocassetta e del dvd. Risposta: “Io sono una persona facoltosa, c’è chi spende in donne e liquori, io voglio far conoscere la verità e Priebke è la persona più titolata a parlare del Novecento. Abbiamo fatto stampare 30 mila copie, e vanno a ruba. Ora ristampiamo”. Sì, ma tutte quelle copie omaggio alle biblioteche… “Beh, abbiamo mandato quelle tre-quattro che si devono mandare”. Peccato che non siano tre o quattro, ma sicuramente centinaia, probabilmente migliaia. Giachini non si scompone: “Oh, allora sono felicissimo, felicissimo! Chi ha fatto le spedizioni ha compiuto il suo dovere”.
UN CONVEGNO NERO NERO. Non è, del resto, la prima volta che la disponibilità finanziaria del procuratore Giachini, politicamente vicino a Forza nuova, si mette in mostra. Il 30 novembre 1996, al teatro Manzoni di Roma, va in scena un megaconvegno – organizzato dall’associazione Uomo e Libertà – sul tema Storia, giustizia e verità a confronto. Sottotitolo: Da via Rasella al caso Priebke. Numerosi gli invitati, si registra anche la presenza del fior fiore dei teorici dell’estremismo nero: ci sono relazioni di Paolo Signorelli, di Edgardo Sogno, di Mario Consoli della rivista Uomo Libero, di Pierangelo Maurizio, del russo Igor R. Safarevic, dirigente del Fronte di salvezza nazionale e autore di saggi come Le setta mondialista contro la Russia. Nel corso del convegno, vengono raccolti fondi per la “causa Priebke”: assolutamente necessari vista la frenetica attività giudiziaria dell’ex capitano difeso da Carlo Taormina. Priebke infatti querela chiunque gli capiti a tiro (l’ultimo in ordine di tempo è stato lo scrittore argentino Uki Goñi – vedi Diario 2003 n.48 – che però ha vinto in primo grado).
Resta però un dubbio: chi è il vero editore – Priebke o Giachini – e perché ci hanno dato due versioni differenti? Chi dispone di questi fondi e come sono stati raccolti? Se lo chiede anche l’avvocato di parte civile Sebastiano Di Lascio che rappresenta alcune famiglie dei caduti delle Ardeatine, al quale l’ex Ss risulta essere un vecchietto nullatenente: i beni di Bariloche, in Argentina, sono stati tutti venduti, e i due figli di Priebke – che si trovano negli Usa – si sono resi irreperibili.

Commenti
Incredibile! Decisamente incredibile!! Tutta questa inchiesta evidenzia bene come la Giustizia sia particolarmente cieca ed ignorante!
Desidero chiarire che il mio intervento è esclusivamente sui temi biblioteconomici e sulla deontologia professionale, al Sig.Giustiniani e a coloro che non avranno mai giustizia non può che andare la mia solidarietà e qui apro un'unica parentesi. Quello che del caso Priebke mi lascia basita non è tanto il 1 caso, quello delle Fosse Ardeatine, per cui è stato condannato (e la pena la dovrebbe scontare tutta, senza falsi pietismi), quanto il 2 caso Priebke: è evidente a questo punto che ci sia un gruppo di persone che sta utilizzando ciò che quest’uomo rappresenta per scopi a noi oscuri, un individuo anziano e straniero non avrebbe potuto di certo arrivare sino a questo punto ( i risultati dei processi, l’autobiografia ecc.) senza validi “suggerimenti”!
Tornando all’inchiesta della giornalista Marina Morpurgo balzano all’attenzione un paio di cose. Innanzitutto l’uso “intelligente” qui fatto, ovvio in modo distorto, del deposito legale a scopi chiaramente propagandistici, allo stato attuale non sappiamo quanti testi pervengono nelle nostre biblioteche per fini similari, alcuni, come nel caso de quo, intenzionalmente eludono le leggi, altri anche solo per ignoranza.
C’è poi l’atteggiamento dei vari bibliotecari. Il sistema bibliotecario X (volutamente ometto i riferimenti) lo esclude perché non conforme alla propria dotazione libraria, sarebbe interessante sapere che testi possiedono se una pur controversa e tendenziosa autobiografia del XX secolo non rientra nei loro cataloghi e viene bollata all’ingresso! O prima o dopo mi farò un giro su internet….qualche biblioteca più sbrigativamente ha liquidato il volume come “Storia della Germania” o “biografia”, c’è stato però chi, prima di cestinare il poderoso malloppo in quanto pamphlet neonazista: ca 900 pp.per 1,400 kg di peso, si è preso la briga di leggerlo, dimostrando assoluta abnegazione professionale!
Personalmente non posso non condivedere il parere di molti colleghi che hanno qui postato (Elena, Ruggero Roggio, Donata Moretti….). Non spetta al bibliotecario accendere i roghi della censura, le idee si combattono con le idee
Buongiorno a tutti, vi rubo qualche minuto ma forse l'argomento me lo consente.
Mi chiamo Antonio Giustiniani, nipote del Partigiano Antonio Giustiniani trucidato alle Fosse Ardeatine da Erich Priebke e fratello di Marco,che e' andato in Argentina insieme alla Signora Giulia Spizzichino per fare estradare il nazista una volta scoperta la sua residenza sudamericana.
Complimenti per l'indagine, davvero interessante.
Personalmente ho la nausea di questa storia e provo una profonda tristezza per l'avvocato Giachini che in nome degli ideali nazifascisti di cui e' portatore attraverso la sua associazione, si tiene in casa l'anziano capitano delle ss da quando e' stato condannato agli arresti domiciliari. Se Erich Priebke ha tanta voglia di raccontare la sua storia (e scrive pure libri, fa l'editore), perche' non viene a fare la Guida alle Fosse Ardeatine? Cosi magari ci racconta una volta per tutte come sono andate le cose visto che al processo non ricordava quasi nulla...
Sono contento per Priebke che ha trovato lavoro a 93 anni, nella nostra "Repubblica Fondata sul Lavoro", gli italiani non riescono a trovarlo prima dei trenta e rischiano di perderlo dopo i cinquanta...
Vista l'eta', suggerirei a Giachini di fare richiesta per l'assistenza domiciliare agli anziani; magari con qualche conoscenza riesce ad ottenerla a carico del Servizio Sanitario Nazionale, perche' il nostro paese sa essere molto generoso con quasi tutti; e perdonista, e indultista.
Ho scritto "quasi" perche' i Partigiani ed i loro familiari, nella Repubblica Italiana nata dalla Resistenza, non hanno avuto molta fortuna ne molte agevolazioni; ad esempio mia nonna,vedova di un Caduto Partigiano, ha dovuto allevare tre figli piccoli senza alcun sussidio ne agevolazione, un ottimo esempio di ricompensa ai Caduti per la Liberta' della Patria; mio padre, Orfano di guerra, non e' riuscito ad avere neanche il posto di lavoro che gli spettava per legge...Probabilmente occupato da amici degli amici...
Ho la nausea di tutti quelli che si riempiono la bocca di antifascismo e non sanno nemmeno di cosa parlano; ho la nausea di tutti quelli che hanno approfittato dell'antifascismo per curare i propri interessi; ho la nausea di tutti quelli che limitano la liberta' di stampa in nome della liberta'di pensiero.
Gramsci ci ha insegnato che la verita' e' rivoluzionaria;non bisogna mai avere paura della Verita'.
Per questo invito tutti a stendere un velo pietoso sull'intera vicenda e chi vorra' farsi la propria opinione a leggere il libro sulle Fosse Ardeatine edito dall'ANFIM (Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri Caduti per la Liberta' della Patria, Associazione di cui ho fatto parte e che si e' costituita parte civile nel processo Priebke; potete trovarla all'indirizzo www.anfim.it) e gli approfonditissimi libri sull'argomento di Robert Katz(http://www.saggiatore.it/index.php?page=autore.home&id=au0060).
Consentitemi un'ultima considerazione: chiedo scusa a tutti i Partigiani trucidati dai Priebke di turno che non sono morti alle Fosse Ardeatine; vengono sempre ignorati da questa vicenda come se la resistenza fosse nata e caduta alle Ardeatine; chiedo scusa a tutti quelli che non hanno avuto un Mausoleo e magari neanche una tomba e riposano anonimi sulle montagne dell'appennino tosco-emiliano: dono a loro il fiore piu' bello a memoria di quello che hanno rappresentato per la dignita'di un popolo abituato a non avere dignita'. Un saluto da Antonio Giustiniani
Ho letto l'articolo di Eugenio Tassini nel n. 2/2006 del settimanale "Oggi" e, pur dando atto all'autore dell'articolo di aver usato un tono pacato e distaccato, sono rimasto davvero indignato nell'apprendere che la teoria del perdono condizionato dal pentimento possa trovare ancora dei sostenitori.
La teoria del pentimento quale condizione per ottenere il perdono ebbe il momento di suo massimo splendore all'epoca del processo a carico di Tanassi in quanto si rendeva necessario trovare un capro espiatorio per la nascente tangentopoli e si doveva sacrificare all'altare della pubblica vendetta un uomo politico importante, ma al tempo stesso si doveva offrire a costui un espediente per sfuggire alla espiazione della pena in quanto per altri uomini politici implicati nello scandalo la Camera aveva negato l'autorizzazione a procedere. Fu così consentito a Tanassi di "pentirsi".
All'epoca del processo a Priebke si fece invece un uso relativamente discreto del vocabolo "pentimento" in quanto detto processo era stato reclamizzato con lo slogan "perché i vecchi ricordino e i giovani sappiano". Accadde invece che Giorgio Bocca scaricò il suo veleno contro i "partigiani revisionisti" e che Sergio Zavoli se la prese con alcuni giovani esaltati.
Del pentimento si fa pertanto un uso di comodo: se ne parla quando è utile parlarne e non se ne parla quando questa utilità manca.
Per questo l'articolo di Eugenio Tassini mi ha stupito.
Il Tassini ci informa che il diritto canonico vieta la comunione a chi non si pente pubblicamente. In altre parole, il diritto canonico pretenderebbe da Priebke un atto di pubblica ipocrisia. Priebke fa benissimo a non esternare il suo pentimento e in ciò ha la mia ammirazione incondizionata.
Però la norma canonica in questione è in netto contrasto con l'insegnamento di Cristo che ci comanda di perdonare (incondizionatamente, a prescindere cioè dal pentimento) i nostri nemici 70 volte 7.
La norma canonica è in contrasto anche con la migliore dottrina cattolica: nel suo stupendo commento alla parabola del figliol prodigo, il benedettino Jacques Dupont sostiene la tesi che il figliol prodigo, tornato alla casa paterna, è un individuo peggiore di quanto non lo fosse al momento in cui si era allontanato da detta casa e che purtuttavia ottiene ugualmente il perdono del padre. Quando lessi per la prima volta il commento di Dupont alla parabola del figliol prodigo, rimasi disorientato da questa tesi così ardita. Però, dopo aver confrontato il testo di Dupont (ad altissimo contenuto filosofico) col testo evangelico commentato, mi resi conto che il testo di Dupont era perfettamente aderente al testo evangelico nel quale neanche una volta viene usato il vocabolo "pentimento".
Vi sarò grato se vorrete mettermi in contatto con Priebke in quanto risiedo a Roma e desidero complimentarmi con Lui per la sua coerenza e per la sua eccezionale forza d'animo.
Cordiali saluti e auguri per il nuovo anno.
Giovanni
Il dibattito mi sembra interessane e trovo che le citazioni del bruciare libri e selezionare libri siano giuste e opportune.
Penso al lavoro del protagonista di "1984" di Orwel ed allora mi prende un senso di angoscia.
I libri anche quelli più sporchi dovrebbero essere ordinati e addittati a "ludibrio.delle genti", non eliminati.
Ho visto molte biblioteche di amministrazioni pubbliche e sono quasi tutte di partito, questo non dovrebbe succedere in Italia.
Ah, ora l'ho capita! :-)
In realtà, una mia idea sul libro di Priebke ce l'ho e, penso si sia capito...
Diverso discorso, poi, quello su dove questo libro dovrebbe andare a finire: nel secchio, se l'avessero mandato a casa mia, donato a una biblioteca specializzata se lavorassi in una pubblica.
Questo per quanto riguarda me. Per quanto riguarda gli altri, invece, sarei curioso di sapere se questo libro è su tanti scaffali pubblici volontariamente o perché ad alcuni colleghi è "scappato" o se, magari, tanto per rimanere nel tema del nostro blog, è stato catalogato da un atipico che l'ha trattato al pari di tutto il resto del materiale documentario, non avendo idea della politica di gestione delle raccolte.
Cmq grazie per le cose che scrivi: anche se non ne sei convinto, sono un tipo piuttosto democratico e penso che l'aspetto più bello di questo blog è che stia catalizzando l'attenzione di molte persone diverse (per vita, esperienze, pernsiero, sensibilità...)
Quindi grazie anche a te del lavoro che fai qui
:-)
P.S. È vero, vedere la TV nel fine settimana fa male...
No, scusa tua, caro Andrea: l'ironia era un po' troppo velenosa (e stupida e forse anche gratuita); si riferiva al fatto che beh, qualche accenno ad una recisa-decisa discriminazione cultura-spazzatura nei tuoi messaggi precedenti c'era... ma dopo un fine settimana con scorribande nel palinsesto TV, non so più come darti torto (attento ,però: magari fra qualche giorno però sarò disintossicato e ricolmo di ottimismo :-)
soprattutto, complimenti per il lavoro che fai qui e certo, per COME lo fai...
un abbraccio
Lorenzo, scusa, non ho capito... :-(
"caspita, questa sì che è memoria selettiva!"
Peter Parker, alias il vostro affezionato Spiderman di quartiere
Della nostra ideologia fa parte, of course, la nostra deontologia. La mia è, almeno in parte, informata a questi principii: http://www.aib.it/aib/cen/deocod.htm.
Riguardo poi alla distinzione tra cultura e spazzatura, io (come altri colleghi, mi pare) non l'ho fatta.
Alle biblioteche comunali di Modena abbiamo ricevuto il "dono" e la mia collega Rita Borghi, d'accordo con me, ha valutato che, in una situazione di cooperazione cittadina e provinciale come la nostra, la pubblicazione fosse piu' adatta alla biblioteca dell'Istituto storico per la Resistenza e la storia contemporanea che fa parte a tutti gli effetti del sistema provinciale e del Polo SBN Modena. L'Istituto valutera' in autonomia se accoglierla e registrarla; gli interessati potranno quindi consultarla e richiederla anche se non entrera' nelle raccolte comunali perche' non ha superato i nostri criteri di selezione.
Davvero io invidio il rasoio (l’accetta) di certo pensiero, la discretizzazione secca tra le tacche “cultura” e “spazzatura”, e ancora di più, la certezza (tardo o post-positivista?) di poter fare a meno dei “grandi concetti” e delle “ideologie” (personalmente, ho sempre preferito il termine “visione del mondo”), quasi fossero strumenti da prendere, o da “non scomodare”, dal banchetto di lavoro del pensiero, e non le profondità che (da?) sempre abitano in noi e informano (assieme ad altre cosucce, of course…) ogni nostra azione…
Ma non c’era nulla di “personale” nel mio post: semplicemente mi sembrava di rilevare (e forse la pretesa di rivelare) una tendenza generale nel blog (che trovo utile e davvero ben fatto) sull’argomento in questione, qualcosa del tipo: “forza, forza, prendete picche e bastoni…”.
Tolto infatti l’apporto ideologico, poco rimane del discorso e appunto “al limite dello scontato” (il che non vuol dire necessariamente a buon prezzo…): ogni biblioteca ha (almeno spero!!!) i propri mezzi, la consapevolezza della propria mission e idee chiare sulla propria utenza: a loro (e a nessun altro, neppure alla Sala Borsa, se non per quello che le compete) la decisione se tenere o no il libro maledetto. Fermo restando la funzione “storico-documentaria” delle due nazionali, in cui il libro ci deve essere!
Ah, “Senza slogan, per favore” è uno slogan…
Andrea e Sala Borsa e.... hanno giustamente riportata la discussione nei limiti che secondo me sono quelli giusti: Un bibliotecario pubblico non solo può ma DEVE selezionare nel mare magnum delle offerte editoriali che invadono ogni giorno le librerie e... le biblioteche, anche sotto forma di doni! Ogni volta ci poniamo doverosamente la domanda se questo documento donato ha una coerenza con il patrimonio e un'utilità per l'utenza di QUESTA biblioteca. E sempre scegliamo con professionalità, spirito critico sulla qualità, accessibilità e affidabilità del documento, nel pieno rispetto della pluralità delle opinioni e delle "versioni" in cui questo o quell'argomento si voglia esporre.
Diario ha citato che la "Biblioteca Panizzi di Modena" ha comprato la "versione" di Priebke... piccola imprecisione, ma dopo verifica vedo che la "Panizzi" di Reggio Emilia ne offre una copia in 3 biblioteche del suo sistema urbano, non lo si trova in nessun'altra biblioteca comunale della provincia. Nella provincia di Modena se ne trovano una diecina in diverse piccole biblioteche comunali, non ancora a Modena città .
Personalmente apprezzo la situazione "reggiana": il testo è accessibile per chi lo cerca (e lo deve comunque essere) in provincia tramite il prestito interbibliotecario provinciale... basta per rispondere al dovere senza prestarsi a intenti propagandistici più o meno sottili di chi lo vuole diffondere per forza.
Qui, dunque, siamo in presenza di bibliotecari che acquistano sistematicamente ogni libro pubblicato in Italia? O che tengono tutte le pubblicazioni inviate in visione dagli editori?
Suvvia, quante volte avete detto "questo libro è una cazzata!" e avete deciso di non comprarlo?
Ma davvero pensate che sia un'ingiustizia e una censura contro la Storia la decisione di buttare (o riciclare nella cartaccia, o rispedire al mittente) un libro in cui viene incensato -e non è nemmeno chiaro a quale fine- un criminale nazista, condannato, oltre che a Norimberga, dalla giustizia italiana?
Ma chi ha mai fatto qui un discorso politico? Chi ha nominato fascismo e antifascismo?
Io sto solo sostenendo una tesi al limite dello scontato: che il bibliotecario ha i mezzi per scegliere che cosa ficcare in quei dannati scaffali e che cosa no e che il libro di cui stiamo parlando non ha nessuno dei caratteri stabiliti, ad esempio, da Sala Borsa. Mica da me!
E Sala Borsa non li ha certo stabiliti per fregare il buon Priebke: li ha stabiliti per impedire che i suoi scaffali venissero invasi da spazzatura, o, più in generale, da documenti non rispondenti al target d'utenza di quella realtà.
Mi piacerebbe, quindi, che senza scomodare i grandi concetti, le ideologie e la Storia, si ragionasse su come e perché ogni biblioteca abbia una sua mission e, magari, si cercasse la mission all'interno della quale una biblioteca dovrebbe comprare (dato che la politica di accettare in dono solo ciò che si sarebbe potuto anche comprare mi pare comunque corretta)un'opera siffatta.
Senza slogan, per favore (e senza stare a sottilizzare, se mai venisse in mente a qualcuno, che una frase di Bordiga non è uno slogan :-)
Schedature geografico-librarie
Inchieste
Inquisizioni
Piccole vedette censorie (crescono?)
Tribunali del sant’offizio demoGratico
Bibliotecari censori di tutto il mondo unitevi!
Bibliotecari cacciatori di untori e propagatori di focolai d’infezione (ma non eravamo tutti adulti e già vaccinati?)
Bibliotecari operatori ecologici del pensiero e dell’idee: allora, nel bidone B ci mettiamo la spazzatura, e nel bidone A la cultura…
Selezione (del materiale)
Selezione
Selezione
Si comincia sempre col bruciare i libri…
Brrrrrr, davvero aveva ragione Bordiga quando diceva che “Il più disgraziato e pernicioso prodotto del fascismo è l'antifascismo” …
Ho visto la pagina che hai segnalato, Alberto, e la trovo "istruttiva".
Io, però, non ho mai parlato di libri da mettere all'indice!
Secondo me è lo stesso discorso che si porta avanti caparbiamente (e ciecamente, da entrambi i punti di vista) in AIB-CUR sul diritto d'accesso per tutti nelle sale riservate della Nazionale di Firenze. È opportuno, rientra cioè nei loro fini istituzionali, che le biblioteche di pubblica lettura (di quelle si parla) mettano a disposizione tutto a tutti? A mio avviso no, perché devono essere punto d'accesso all'informazione e alla conoscenza (tutta) selezionando, con competenza e senza -per quanto possibile- influenze politiche/ideologiche i documenti che mettono a disposizione dei lettori.
Dato che non è possibile mettere a disposizione tutta la produzione nazionale (per quello ci sono le 2 Nazionali Centrali) ritengo che il compito della biblioteca pubblica sia quello di selezionare le risorse e gli strumenti esegetici di cui riempire gli scaffali.
In questo caso, poi, stiamo parlando di un libro arrivato in dono, non si sa bene da chi, né perché: capita di sentirsi rifiutare libri dalle biblioteche perché vecchi, o non in ottimo stato di conservazione. Questo lo accattiamo perché è nuovo?
Nessuna traccia di progettazione dell'accrescimento delle raccolte?
Per esempio, vi propongo un estratto dalla carta delle collezioni di Sala Borsa:
Criteri di selezione
I criteri di selezione in uso per la Raccolta generale di saggistica e letterature coincidono, nella quasi totalità, con quelli in uso nel complesso della Biblioteca Sala Borsa, della quale la Raccolta costituisce il nucleo bibliografico portante.
Più in particolare la raccolta di Scuderie, nella selezione dei materiali, rispetta i seguenti criteri:
uso dei materiali, bisogni degli utenti, risposta anticipata ai bisogni della comunità;
desiderata degli utenti, se compatibili con la fisionomia e la natura della raccolta;
disponibilità e accessibilità dei materiali nelle biblioteche pubbliche del territorio;
rilevanza e livello di aggiornamento rispetto alla cultura contemporanea;
valore dell'opera come documento dei tempi;
valutazioni critiche, recensioni;
accuratezza e affidabilità;
autorevolezza dell'editore, dell'autore, dell'illustratore, del curatore, ecc. verificato sui media o sul giudizio diretto di esperti e critici consultati dalla biblioteca;
presenza in fonti bibliografiche e letterarie;
costo e disponibilità sul mercato.
Caro Andrea, concordo pienamente con il messaggio postato da Donata Moretti. Visto l'argomento, è istruttiva una visita alla seguente pagina web:
http://www.abebooks.com/docs/Community/Featured/bannedBooks.shtml?cm_re=A*F1A*Banned%20Title.
La lista - autentica - delle opere e degli autori che molti vorrebbero mettere all'indice è impressionante.
Forse, tra non molto anche noi ci troveremo a discutere sulla pericolosità di Harry Potter, Stephen King, o di un superclassico del '900 come "Uomini e topi".
Timeo Danaos...dovrebbe essere solo un invito alla prudenza, mai un'incitazione alla chiusura. Questo tentativo di propaganda ripugna certamente e proprio per questo motivo, anziché nasconderlo si dovrebbe porlo in risalto, unitamente a documenti relativi ai fatti accaduti, in una lettura/studio comparata che può aiutare concretamente a svelare tutte le ipocrisie ben più afficacemente che una levata di scudi o.. un lancio nella spazzatura.
Timeo Danaos...dovrebbe essere solo un invito alla prudenza, mai un'incitazione alla chiusura. Questo tentativo di propaganda ripugna certamente e proprio per questo motivo, anziché nasconderlo si dovrebbe porlo in risalto, unitamente a documenti relativi ai fatti accaduti, in una lettura/studio comparata che può aiutare concretamente a svelare tutte le ipocrisie ben più afficacemente che una levata di scudi o.. un lancio nella spazzatura.
Ma l'avete letta la lettera lacrimevole della moglie di Priebke per la richiesta di grazia al Presidente della Repubblica? Se ne chiede la sottoscrizione da parte dei cittadini italiani.
No, non può essere vero... è disgustoso.
la dichiarazione IFLA/FAIFE sulle biblioteche e la libertà intellettuale dice:
– le biblioteche hanno la responsabilità sia di garantire sia di facilitare l'accesso alle espressioni della conoscenza e dell'attività intellettuale. A tal fine, le biblioteche dovranno acquisire, conservare e rendere disponibile la più ampia varietà di materiali, riflettendo la pluralità e la diversità della società;
– le biblioteche devono garantire che la selezione e la disponibilità dei materiali e dei servizi bibliotecari siano dettate da considerazioni professionali e non da ottiche politiche, morali o religiose.
– le biblioteche devono acquisire, organizzare e disseminare l'informazione liberamente, opponendosi a qualsiasi forma di censura.
È chiaro che il discrimine tra selezione dei materiali e censura è, spesso, sottile; il bibliotecario, però, dovrebbe essere in grado di operare una distinzione. In questo caso, anche solo un giro sul sito Web dedicato all'iniziativa (quale iniziativa, la richiesta di grazia?) fa capire lo spirito chiaramente propagandistico del volume (si parla dell'attentato di Via Rasella, ma di rappresaglia delle Fosse Ardeatine (a proposito, ci sono stato lo scorso inverno, per la prima volta, e facendomi molta forza: un'impressione non raccontabile a parole).
Credo che, sempre la dichiarazione FAIFE, nel dire: "le biblioteche forniscono l'accesso all'informazione, alle idee e alle opere dell'ingegno. Esse servono da ingresso per la conoscenza, il pensiero e la cultura" lasci ai bibliotecari il compito, gravoso a volte, ma stimolante, di stabilire che cosa sia pensiero e cultura e che cosa sia spazzatura.
condivido il dibattito, il suo spirito; io ho visto il libro casualmente a sorso (SS)trattato nelle consuete procedure catlografiche: ero in ferie e i colleghi, non so quanto passivamente acritici, hanno dato corso all'iter ... ingressatura ecc.
una cosa è esercitare una censura preventiva, un'altra compiere un'inchiesta sulla filiera politica che sta a monte di un libro. va da se che sarebbe alto l'imbarazzo a negare quel libro ad un utente che ce lo chiedesse esplicitamente.
L'ifla e tutto il bla bla delle censure da evitare ...
personalmente ritengo corretto includere quel libro assieme a una seria e completa bibliografia sull'argomento, convinto che alla gente poco importa di leggere certe cagate.
E' però importante tenere sotto controllo certi focolai, isolati ma sempre pericolosi, così come l'inchiesta ha fatto.
Forse ci porta un po' lontano, ma perché dire di no subito?
Vediamo chi ha voglia di scrivere dei suoi "avvistamenti".
Quello che mi piacerebbe ancora di più vedere descritta è, però, la geografia delle sensazioni.
Che effetto fa (da lettori e non da bibliotecari conservoni ;-) trovare un libro dall'intento così apertamente propagandistico tra gli scaffali della biblioteca che si frequenta?
Una mia amica, per esempio, pensava di prenderlo in prestito e di smarrirlo...
Si potrebbe fare un piccolo sondaggio: ognuno di noi, può indicare la biblioteca e la città dove ha avvistato l'autobiografia di Priebke. Possiamo nel piccolo costuire una geografia italiana-bibliotecaria, sulle orme del "dono" librario.
Magari si può costruire un archivio e dividerlo per regioni.
Che ne dite?
Questo articolo è uno di quelli che mostra come si possa parlare di attualità e di biblioteche senza essere banali e senza dire fesserie...
complimenti per la bellissima inchiesta